sabato 5 aprile 2014

21/12 > MERCATINO NATALIZIO CONTRO LA CRISI

DOMENICA 21 DICEMBRE @ CENTRO SOCIALE RIVOLTA
Via F.lli Bandiera, 45 - Marghera (VE)

Dalle 15.00 alle 19.00
MERCATINO NATALIZIO CONTRO LA CRISI 
Abbigliamento, Artigianato e Cibo a Km0

Durante la giornata:
- Raccolta giochi per la scuola "Nerina Volpi" di Marghera
- Raccolta coperte per il "Progetto Senza Dimora"

ore 16.30
LABORATORIO DEL PANE PER BAMBINI

ore 18.30
APERITIVO CON LA PRESENTAZIONE DEL FILM "IO STO CON LA SPOSA"

Dalle ore 20.00
CENA DI AUTOFINANZIAMENTO PER LA
SCUOLA DI ITALIANO "LIBERA LA PAROLA"

Costo 15 €
per prenotazioni: liberalaparola@gmail.com o 3492823942

Ore 21.30
PROIEZIONE DEL FILM "IO STO CON LA SPOSA"
www.iostoconlasposa.com



Scuola di Italiano "LiberaLaParola"

La scuola di italiano Liberalaparola si è costituita spontaneamente nel 2008 all'interno del Centro Sociale Rivolta a partire dalla condivisione di idee e intenti su ciò che riguarda le pratiche di accoglienza dei migranti e il loro diritto a partecipare in prima persona ai processi di costruzione di una società aperta e antirazzista.

Partiamo dall'idea che l'apprendimento della lingua debba essere un diritto fondamentale di tutti/e i/le migranti e per questa ragione non facciamo alcuna distinzione tra chi possiede e chi non possiede regolari documenti di soggiorno. Lavoriamo per la promozione dei diritti dei migranti, organizziamo iniziative e momenti di socializzazione, tutti uniti dall'esigenza di contrastare le tendenze xenofobe e i pregiudizi che penalizzano soprattutto quegli individui costretti a vivere un’esistenza precaria e instabile.

"Io sto con la sposa"

Un film di Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry. Con Tasneem Fared, Abdallah Sallam, MC Manar Manar, Alaa Bjermi, Ahmed Abed. continua» Docu-fiction, durata 89 min. - Italia, Palestina 2014

Per andare in scena si comincia sempre dal costume, l'abito creato apposta per gli attori e indossato durante la rappresentazione. Ma quello che il documentario di Gabriele Del Grande, Antonio Augugliaro e Khaled Soliman al Nassi racconta è la realtà di uomini e donne che hanno interpretato un ruolo e infilato un costume per beffare il destino e garantire un futuro a chi amano. Documentario nomade finanziato 'dal basso', Io sto con la sposa mette letteralmente in schermo un matrimonio e il suo corteo di invitati mai così partecipi. Perché i cinque protagonisti di questa avventura sono in fuga dalla guerra e dal loro Paese fiaccato dalla belligeranza. Palestinesi e siriani sopravvissuti ai marosi, sbarcati a Lampedusa e decisi a raggiungere 'creativamente' la Svezia. Ad aiutarli un regista, un giornalista e un poeta sirano-palestinese convinti che nella vita prima o poi bisogna scegliere da che parte stare. Schierati da quella del sogno, disattendono le leggi del Vecchio Continente e arrivano in meta. Non la casa base ma una nuova casa, che alleggerisca a chi ha chiesto loro soccorso, le ragioni per cui hanno rischiato la vita, spaiato i loro affetti e abbandonato tutto quello che avevano costruito. Nel viaggio verso la Svezia, terra promessa e unica 'eccezione' europea che dal settembre 2013 concede il diritto di residenza a tutti i siriani che domandano asilo, i protagonisti si raccontano, rivelandoci chi è veramente un rifugiato e ricordandoci correttamente che nessuno sceglie di esserlo. Il dilemma, la condizione in cui una decisione si impone tra due o più alternative ugualmente indesiderabili, rappresenta in sintesi lo stato del profugo. Dittature, crolli di dittature, guerra, soprusi impongono a uomini e donne risposte immediate al problema, che molto spesso non si risolve poi nel compimento della scelta. Sono decisioni i cui effetti dolenti permangono anche dopo l'espatrio, condizionando la vita futura in diaspora. Così Alaa, partito con suo figlio Manar e lasciato il minore in Palestina senza sapere se lo rivedrà mai o se riuscirà mai a condurlo lontano dal pericolo e vicino al cuore. A non avere dilemmi nel consentire l'accesso al territorio e alla procedura di asilo, dovrebbero essere invece le autorità italiane, francesi o tedesche che siano. Autorità eluse con indocile grazia dagli autori che stanno con la sposa e la scortano per tremila chilometri, tingendo il loro documentario di un tono fiabesco. Una favola di disobbedienza civile che ha abbattuto gli orchi, che confida nel prossimo e che reagisce all'Europa, alle sue forme di contenimento, controllo, detenzione e respingimento. Azione politica in immagini, Io sto con la sposa solleva e risolve con estro il dibattito sul diritto alla mobilità, il diritto delle persone a spostarsi senza impedimenti, sfuggendo guerre o dittature crudeli. A incarnare l'Odissea in costume nuziale, che muove da Milano alla volta di Stoccolma, passando per Marsiglia, Bochum e Copenaghen, due sposi e un solido e solidale contorno di comprimari, che hanno il volto di chi è 'affondato', di chi è riemerso, di chi come Manar 'rappa' la propria vita e i suoi pochi anni per dirsi al mondo e per dire al mondo che non si sente più straniero e che quello che desidera si trova finalmente in questo posto, a questo punto.